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SUVERETO
La Chiesa di San Giusto Vescovo ( XII secolo )
La chiesa parrocchiale è intitolata a San Giusto, secondo la tradizione agiografica vescovo di Volterra, che insieme ad altri vescovi quali Cerbone, Regolo e Fiorenzo, esuli africani sbarcò in Val di Cornia nel VI secolo.
Il loro passaggio è ricordato in tutta la vallata; infatti, San Fiorenzo è il patrono di Campiglia M.ma, San Cerbone della diocesi di Massa M.ma – Piombino e San Regolo, adesso venerato a Lucca, è ricordato in numerosi toponimi.
Non è nota la data di fondazione dell’edificio, che si ipotizza costruito su precedenti strutture paleocristiane, anche se è da escludere che si tratti del San Giusto ricordato nel 923 e 924 in due brevi del vescovo Vinclusio, redatti in “Ecclesia S.Justi” nel distretto di Cornino, in quel periodo sede della cattedra vescovile.
Recenti studi confermano che il distretto di Cornino debba identificarsi con l’area di Suvereto, ma la campagna archeologica condotta nel 2006 dall’Università dell’Aquila tende ad escludere l’identificazione certa del San Giusto del X secolo con quello attuale.
Il completamento dell’edificio, nelle sue forme attuali, è avvenuto nel 1189, ad opera di Barone Amico e Bono di Calci, come attesta un’iscrizione nel transetto di sinistra.
L’edificio ha pianta a croce latina, monoabsidato ed a navata unica. Sulla facciata a capanna, si aprono il portale di accesso ed un rosone quadrilobato. Sul timpano è presente una decorazione a bande bianche e nere.
Lungo il perimetro dell’edificio sono presenti monofore strombate. Il portale romanico è delimitato da due stipi sormontati da mensole, a decorazione fitomorfa e con protome umana centrale la prima, a motivi geometrici la seconda.
Sopra di esse è situato un architrave ornato con un tralcio di vite che esce dalla bocca di una figura centrale.
Sulle due colonne laterali poggiano due leoni che tengono tra le zampe dei busti umani.
All’interno dell’edificio che in questo periodo è oggetto di vari interventi di restauro, è possibile ammirare un fonte battesimale ottagonale in pietra scalpellata realizzato nel XII e posto nella ex cappella del Corpus Domini, oggi ornata con un discutibile mosaico realizzato nella seconda metà del XX secolo.
Nel transetto sinistro è posizionato un organo a canne, realizzato nel 1718 da Domenico Francesco Mazzoni.
Addossato al lato sinistro della chiesa, non perfettamente allineato con la facciata della stessa, si eleva il campanile a base rettangolare. La cella campanaria presenta una bifora con arco a tutto sesto sul lato maggiore e una monofora su quello minore. Danneggiato da un fulmine fu restaurato da maestranze locali nel 1884 modificando l’assetto originario ed eliminando gli aspetti più tipici del romanico toscano.
per saperne di più:
AA.VV. Da Populonia e Massa Marittima: i 1500 anni di una diocesi, Atti del convegno di studi (Massa Marittima, 16-18 maggio 2003) a cura di A.Benvenuti, Firenze 2005
CECCARELLI LEMUT, Maria Luisa, La Maremma populoniese nel medioevo in Campiglia, un castello e il suo territorio, Tomo I La ricerca storica. Firenze 2003
GARZELLA, Gabriella, Cronotassi dei vescovi di Populonia – Massa Marittima dalle origini all’inizio del secolo XIII in Pisa e la Toscana occidentale nel Medioevo, I A Cinzio Violante nei suoi 70 anni. Pisa 1991 pp. 1-21
Id., La diocesi suffraganea di Populonia – Massa Marittima in Nel IX centenario della Metropoli ecclesiastica di Pisa, atti del convegno di studi (Pisa 7-8 maggio 1992) a cura di M.L.Ceccarelli e S.Sodi, Pisa 1995, pp. 171-182
Id., Da Populonia a Massa Marittima, problemi di storia istituzionale in Populonia e Piombino in età medievale e moderna, Atti del convegno di studi (Populonia 28-29 maggio 1993) a cura di M.L.Ceccarelli e G.Garzella, Pisa 1996, pp.7-16
Id., Vescovo e città nella diocesi di Populonia – Massa Marittima fino al XII secolo In Vescovo e città nell’alto medioevo: quadri generali e realtà toscane, atti del convegno di studi (Pistoia 16-17 Maggio 1998) a cura di G. Francesconi, Pistoia,2001 pp. 297-320
LANDOLFI, Gemma – LOMBARDI, Marilena, Suvereto: guida ai beni storici e artistici, Livorno 1990
REDI, Fabio – GUERRUCCI, Renato – AMORETTI, Valeria – PAPERINI, Marco la Chiesa di San Giusto a Suvereto, l’indagine archeologica del 2006. Relazione conclusiva
Il convento di San Francesco ( XIII – XV secolo )
Alla sommità di uno dei colli su cui si estende il castello di Suvereto, si può osservare quanto resta del complesso monumentale dell’antico convento di San Francesco.
Il convento fu fondato nel 1286 su terreno donato dai conti Aldobrandeschi di Santa Fiora, signori di Suvereto, ai francescani già da oltre un decennio presenti nel castello. Il convento fu consacrato da Fra' Bartolomeo Vescovo di Grosseto, come riporta il cronista dell’ordine Rodolgo.
Il convento di Suvereto godeva di una certa importanza, ma non sopravvisse alle soppressioni napoleoniche: infatti, fu definitivamente chiuso da Elisa Bonaparte Baciocchi, principessa di Piombino, nel 1806.
Nonostante lo smembramento successivo alla chiusura, il chiostro conventuale ci appare nella sua integrità. A pianta quadrata, ha su ogni sponda cinque arcate su pilastri. Al centro era posizionata la cisterna, oggi scomparsa, che dà il nome alla piazza.
Della chiesa conventuale, dedicata a San Francesco, oggi trasformata in casa vacanze, non restano che alcuni elementi della facciata a richiamare l’antica funzione. Si possono in ogni modo ancora ben distinguere il portale ed il gran rosone circolare. Spostandosi nella piazzetta di San Francesco, si possono distinguere le finestre monofore, la torre campanaria e l’abside.
Addentrandosi invece all’interno dell’area conventuale, oggi trasformato in abitazioni, si possono scorgere vari elementi decorativi ed iscrizioni che ci raccontano la storia di questo complesso.
In particolare è da vedere un antico portale, finemente decorato, con lo stemma della famiglia Giannetti ed un’iscrizione commemorativa.
Nei pressi del convento, nell’estate del 1313, “fue cotto” l’imperatore Arrigo VII di Lussemburgo, morto il 13 agosto di quell’anno a Buonconvento, nei pressi di Siena.
Nel trasportare la salma a Pisa, dove doveva essere tumulata, il convoglio imperiale giunse a Suvereto dove le spoglie trovarono una prima sistemazione, un’esposizione al fuoco e la sistemazione in un’urna che la tradizione popolare dice essere rimasta per due anni nella chiesa di San Giusto nell’attesa che Tino da Camaino completasse il sepolcro funebre che tuttora ospita le spoglie imperiali nel camposanto di Pisa.
Per saperne di più:
GIANNECCHINI, Luigi – SGUAZZI Vinicio, Suvereto, storia arte mito e poesia, Suvereto, 1972
LANDOLFI, Gemma – LOMBARDI, Marilena, Suvereto: guida ai beni storici e artistici, Livorno 1990
TAVERA, Nedo, Piombino Francescana, Firenze 1994
La Chiesa del Santissimo Crocifisso ( XVI secolo )
Addossata al convento di San Francesco fu edificata quale sede dell’omonima compagnia che aveva tra i propri compiti quello di organizzare i festeggiamenti in onore della Santa Croce, divenuta poi patrona della comunità suveretana.
Edificio ad aula unica, monoabsidato ed a sviluppo longitudinale, questa piccola chiesa presenta l’esterno a capanna, sobrio e privo di elementi decorativi mentre all’interno un recente restauro a portate alla luce le decorazioni nella zona dell’altare.
Qui è custodito il simulacro del Santo Patrono, un crocifisso di legno intagliato che la critica attribuisce a Domenico dei Cori (XV secolo) e che è possibile ammirare anche quando la chiesa è chiusa tramite le apposite finestre devozionali recentemente riaperte.
Il Crocifisso tradizionalmente è portato in processione fino alla chiesa parrocchiale in occasione delle feste patronali, il 3 di maggio, Invenzione della Santa Croce, ed il 14 settembre Esaltazione della Santa Croce.
Per saperne di più:
GIANNECCHINI, Luigi – SGUAZZI Vinicio, Suvereto, storia arte mito e poesia, Suvereto, 1972
LANDOLFI, Gemma – LOMBARDI, Marilena, Suvereto: guida ai beni storici e artistici, Livorno 1990.
Il Palazzo comunale ( XIII – XIX secolo )
Si tratta di uno dei più significativi esempi di architettura civile della Maremma settentrionale.
La costruzione dell’edificio fu avviata alla fine del XIII secolo, in seguito alla concessione delle franchigie signorili (Charta Libertatis del 1201) e alla creazione dell’istituto comunale.
L’assetto dell’edificio si conforma alle esigenze di un nuovo governo per la comunità, che impose molte funzioni e responsabilità ai magistrati comunali.
Con l’atto del 1201 Suvereto divenne uno dei primi comuni della Maremma settentrionale a sperimentare una prima forma di autonomia, acquisendo una prima importante serie di diritti tra cui la possibilità di accogliere nuovi abitanti nel castello, di vendere e comprare e di nominare propri rappresentanti.
Il palazzo comunale è sormontato da un’antica torre, oggi dell’orologio, un tempo della campana, che chiamava a raccolta l’assemblea maggiore del comune e costituiva uno dei punti vedetta del piccolo centro.
L’ingresso è costituito da una breve e ripida scalinata coperta da un loggiato sorretto da alcune colonne.
L’ampio pianerottolo adiacente all’ingresso permetteva ai magistrati comunali di emettere le proprie sentenze e comunicazioni al popolo riunito nella piazza.
Sicuramente la struttura attuale (che è la reinterpretazione nei secoli delle strutture tardo duecentesche) insiste su di un più antico nucleo abitativo, caratterizzato dal prevalente uso del legno e verosimilmente su di una casa a pilastro di tipo pisano collocabile cronologicamente ai primi anni del duecento.
Durante una recente indagine conoscitiva dell’Università di Siena sono emerse, nei locali al piano terra, tracce della più antica cinta muraria del castello, databile alla seconda metà del XII secolo e che delimitava la parte signorile, con la Rocca, dal Borgo.
Per saperne di più:
COLLAVINI, Simone M., “Honorabilis domus et spetiosissimus comitatus” Gli Aldobrandeschi da “Conti” a “principi territoriali” (secoli IX-XIII) Pisa, 1998
CUTERI, Francesco, Recenti indegini a Suvereto (Livorno): un contributo toscano all’archeologia dei centri storici (minori) in Rassegna di Archeologia 9/1990, pag. 431-464, Firenze 1991
Id., Il palazzo comunale di Suvereto, note storiche, Suvereto 1991
GIANNECCHINI, Luigi Suvereto, statuti e vita quotidiana in una comunità rurale, Livorno 2005
LANDOLFI, Gemma – LOMBARDI, Marilena, Suvereto: guida ai beni storici e artistici, Livorno 1990compare nelle tavole degli ufficiali della comunità di fine cinquecento.
La Rocca “Aldobrandesca” ( X-XIV-XIX secolo)
“Il castello di Sughereto, o Suvereto è situato in pendice, quasi alle falde di un poggio, che domina, dalla parte di mezzogiorno una vasta, fertile ed amena pianura (…) presentemente il castello di Sughereto è circondato di muraglie con due porte, ed una Rocca…” .
Cosi l’abate Cesaretti descrive il castello nel 1788. La nascita del castello è strettamente collegata alla Rocca situata “ nel più alto, dalla parte di tramontana”.
Le indagini archeologiche condotte sulla struttura dall’Università di Siena nel 1989 e nel 2005 hanno portato alla luce all’interno della stessa una serie di buche di palo, databili alla fine del IX inizio X secolo, che costituiscono la prima testimonianza dell’insediamento sulla collina di Suvereto. Insediamento che le fonti documentarie citano a partire dal 973.
Il primo nucleo murato del complesso è costituito dalla torre, databile alla seconda metà del XII secolo ma costruita su di una fortificazione precedente.
L’incastellamento di Suvereto fu voluta senz’altro dalla famiglia comitale degli Aldobrandeschi, che titolari dei diritti pubblici su Populonia trasferirono il centro amministrativo dei loro possedimenti nella zona proprio a Suvereto.
Fu il comune di Pisa, a seguito delle mutate esigenze difensive e in virtù di una nuova politica di gestione del contado, a fortificare l’abitato ed a munirlo di una grande Rocca a settentrione.
Questi lavori furono terminati nel 1308, come attesta un’epigrafe posta sulla porta di accesso del recinto murato.
Venne così realizzato un recinto trapezoidale, addossato alla torre, e munito di due porte. All’interno del recinto furono ricavate le strutture e gli ambienti per ospitare la piccola guarnigione pisana.
La Rocca subì vari interventi di rifacimento nel corso dei secoli fino ad arrivare al suo abbandono, come struttura difensiva, nel tardo seicento.
Dal XIX secolo fu adibita ad abitazione civile con la costruzione, all’interno del recinto, addossato alla torre, di un edificio di tre piani.
Verso il 1950 la struttura fu completamente abbandonata e solo sul finire degli anni ottanta acquisita dal comune e recentemente restaurata.
per saperne di più:
CECCARELLI LEMUT, Maria Luisa Scarlino le vicende medioevali fino al 1399 in Scarlino I. Storia e territorio, a cura di R.Francovich, Firenze 1985, pp 19-74
CEGLIE, Sonia – PARIS Francesca – VENTURINI Francesco, Le Storie delle Rocca di Suvereto tra alto e basso medioevo attraverso le nuove indagini archeologiche. in Il medioevo nella provincia di Livorno, (Atti del convegno Livorno 5 dicembre 2005) Livorno 2006, pp 117-130
CUTERI, Francesco, Recenti indegini a Suvereto (Livorno): un contributo toscano all’archeologia dei centri storici (minori) in Rassegna di Archeologia 9/1990, pag. 431-464, Firenze 1991
LANDOLFI, Gemma – LOMBARDI, Marilena, Suvereto: guida ai beni storici e artistici, Livorno 1990
La chiesa della Madonna di sopra la porta ( XVIII secolo )
Questa chiesa fu edificata nel 1772, assorbendo le funzioni di altri edifici presenti in zona tra cui l’oratorio di San Leonardo, per ricordare un fatto miracoloso avvenuto nel 1767: a causa di una grande alluvione i suveretani rischiavano di annegare perché le acque piovane non riuscivano a defluire dalle griglie poste sotto le pesanti porte del paese; quando ormai tutto sembrava perduto le porte si aprirono verso l’interno, sfidando la forza delle acque e permettendone il deflusso.
Al mattino quando la guarnigione militare, che aveva sede sopra la porta, si recò nella piccola cappella per pregare constatò che le acque erano arrivate a lambire il bordo del quadro ivi conservato e raffigurante la Madonna con il Bambino.
Fu allora deciso di erigere un santuario per conservare l’effige miracolosa.
Il dipinto raffigurante la Madonna immacolata, realizzato nel XVI secolo, è posto al centro di un altare di legno, gesso e marmo che recenti lavori di restauro ha reso nella sua originale ricchezza cromatica.
Nel retro dell’altare è conservato anche l’originale coro ligneo, mentre gli affreschi nella volta e nel catino absidale sono stati realizzati nel 1858 e raffigurano la Sacra Famiglia, l’Assunzione di Maria, la Vergine Immacolata ed alcune virtù teologali.
Sopra il portale di ingresso è posta una lunetta, proveniente con molta probabilità da un altro edificio, raffigurante il Redentore Benedicente, e che la critica attribuisce ad Andrea Guardi.
per saperne di più:
GIANNECCHINI, Luigi Suvereto, statuti e vita quotidiana in una comunità rurale, Livorno 2005
GIANNECCHINI, Luigi – SGUAZZI Vinicio, Suvereto, storia arte mito e poesia, Suvereto, 1972
LANDOLFI, Gemma – LOMBARDI, Marilena, Suvereto: guida ai beni storici e artistici, Livorno 1990
La Fonte degli Angeli ( XVI secolo )
Posta a poca distanza dall’abitato, sulla statale per Monterotondo, questo complesso, restaurato nel 1582 da Jacopo VI di Appiano, principe di Piombino, ha costituito da tempi immemorabili una delle principali fonti d’approvvigionamento idrico della comunità.
La fontana è munita di due vasche rettangolari addossate. Dietro di esse è situato un fronte decorato da due lastre marmoree recanti ciascuna una rosetta da cui fuoriusciva il getto d’acqua.
I lati della fonte sono costituiti da due muri merlati.
Il frontone centrale reca la copia, in polvere di marmo, della Madonna della Fonte di Andrea Guardi (l’originale è conservato presso il Museo d’Arte Sacra).
Al di sotto c’è lo stemma, restaurato nel 1998, della famiglia Appiani, principi di Piombino, con epigrafe commemorativa a caratteri capitali. Ai lati dello stemma gentilizio erano poste due formelle marmoree raffiguranti lo stemma comunale e trafugate agli inizi degli anni settanta del secolo scorso.
I restauri della fonte sono stati eseguiti dall’associazione ASE con il contributo finanziario di Orlando Pazzagli.
per saperne di più:
ANDOLFI, Gemma – LOMBARDI, Marilena, Suvereto: guida ai beni storici e artistici, Livorno 1990
La chiesa della Santissima Annunziata ( XIII secolo )
Nel bosco, sulla provinciale per Sassetta, questo edificio merita una segnalazione per la sua particolarità.
La chiesa è situata in una vallata boschiva, nei pressi di una sorgente d’acqua, ai margini di un’antica via che collegava la bassa Val di Cecina con quella del Cornia.
Completamente priva di arredi e deturpata da numerosi atti vandalici è stata recentemente donata dalla famiglia Govi alla Curia vescovile di Massa Marittima e sono stati già programmati interventi di restauro e di studio, coordinati dalle università di Pisa e Siena che porteranno la riapertura al culto dell’edificio entro il 2009.
L’edificio, ad aula unica, monoabsidato, ha copertura costituita da una volta a botte spezzata, intercalata da un arco poggiante su due semipilastri addossati alle pareti laterali.
Non abbiamo informazioni circa la storia di questo edificio, le cui caratteristiche architettoniche ci fanno pensare ad una costruzione nel tardo XII inizi XIII secolo.
Le uniche informazioni raccolte, ma la ricerca è appena agli inizi, ci portano a conoscenza di un ospedale annesso alla chiesa e gestito dai frati di San Giovanni di Dio che già dal XV secolo erano titolari dell’ospedale di Piombino.
La chiesa invece risulta di patronato pubblico, tanto che l’operaio della “Santissima Nonziata” compare nelle tavole degli ufficiali della comunità di fine cinquecento.